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Danze Macabre 2007

La figura della Morte nelle arti

Danze Macabre 2007Dopo due edizioni sperimentali e in formato ridotto, “Danze macabre” approda in questo terzo anno a una forma vicina al progetto originario: un programma di mostre, rassegne e incontri, in cui arti visive e sceniche, popolari e colte, si raccolgono intorno al tema della morte. L’integrazione tra approcci e discipline diverse è il metodo; l’occasione sono Ognissanti e novembre, il periodo dedicato al culto e alla pietà dei defunti (non solo in ambito religioso); il fine è creare occasioni di riflessione sul limite che dà senso alla vita, e sul mistero che ne costituisce il fondo. Per tutti, sia pure in forme diverse: laici e credenti.
L’arte ha un ruolo cruciale. Tadeusz Kantor è stato forse l’artista che più ha avuto il coraggio di mettere in scena il nesso costitutivo e finale tra memoria, esistenza e morte. Le fotografie di Maurizio Buscarino hanno la stessa febbrile definitività: non perché documentino il teatro che fu, ma perché lo fanno assumendo tutta la gravità e responsabilità che un atto di testimonianza implica. Gianriccardo Piccoli rappresenta in uno spazio-fantasma il sentimento e la percezione del tempo e della caducità delle cose. Un gruppo di qualificati artisti visivi scruta nel buio della “lunga notte”. Altri artisti ci ricordano che, se la società dei consumi e dei media ha rimosso la morte, il teatro popolare dei burattini non ha mai perso di vista l’integrità dell’esistenza umana.
Perché è questo il punto. La società del benessere tende a rimuovere la fragilità umana. Ma - con l’evolvere anche demografico dei suoi assetti - il quadro sta mutando: i temi della morte e della malattia riaffiorano nelle comunicazioni sociali, nelle feste popolari come Halloween (che attinge a credenze e ritualità antiche, benché oggi non possa che declinarsi in termini consumistici), nella cultura pop come in quella alta. Iniziamo a interrogarci su cosa questo significhi.

Figure in Nero

Il teatro dei burattini e delle marionette - benché spesso relegato a un mondo popolare considerato incolto - ha mantenuto elementi antichi riconducibili al Medioevo: tra i suoi personaggi sono rimasti scheletri, fantasmi, draghi, streghe, persino la Morte e tutta una serie di figure e situazioni fantastiche che rappresentano simbolicamente i sogni, le domande, le ansie e le aspirazioni dell’uomo. Il diavolo medievale, rosso, con corna e zampe di caprone, diventa strumento per giustificare le nostre debolezze e la nostra fragilità. E per riaffermare, per contrasto, grazie alla forza del comico, la vita e l’umanità.
Ecco perché il teatro d’animazione - così radicato nella cultura popolare bergamasca, da esprimere una tradizione autoctona come quella legata a Gioppino – non poteva mancare in “Danze Macabre”. Gli spettacoli proposti riprendono i temi della tradizione, non solo in produzioni nate per bambini, ma anche in lavori che tornano a privilegiare gli adulti: l’obbiettivo è recuperare la ricchezza e l’ampiezza tematica e tonale che, fino a pochi decenni fa, caratterizzavano il teatro di figura, nella sua concreta pratica scenica come nella percezione del pubblico.
C’è di più. Quegli elementi fantastici a cui si accennava sono stati nel tempo ripresi e assunti da forme culturali più recenti, come i fumetti, i cartoni animati, le nuove produzioni in 3D. Il pubblico di “Figure in nero” potrà accorgersene, e stabilire collegamenti e confronti. E al tempo stesso potrà godersi lo “shock” visivo procurato dal contrasto tra il “basso” del teatro dei burattini e l’“alto” delle arti visive in mostra per “Danze Macabre”: uno scarto voluto, in una prospettiva di integrazione culturale. Perché si ride del diavolo rosso con corna e zoccoli, e ci si ritrova – come per gioco – a riflettere su noi stessi, il senso della nostra umanità e dell’esistenza.

Nella lunga notte..

13 artisti interpretano la morte nell’arte visiva contemporanea

La galleria Triangoloarte lancia la sfida di una mostra collettiva, dedicata al tema della morte: tredici artisti, già noti sulla scena italiana attuale, scrutano nel buio della “lunga notte”. Ne ritraggono gli estremi di una densa domanda di senso: le tante maschere che la morte assume nel nostro mondo, il modo in cui la nostra cultura la vive e prova ad esorcizzarla, i simboli e le iconografie di derivazione antica o (re)invenzione moderna. Personalità, stili, sensibilità e scelte tematiche differenti convergono, componendo una sola, sfaccettata, interrogazione corale.

Sergio Battarola, Maurizio Bonfanti, Danilo Buccella, Enrico Cazzaniga, Marco Grassi, Marco Luzi, Mouhamadou Lamine Seck, Fabrizio Musa, Tom Porta, Ugo Riva, Tina Sgrò, Walter Trecchi, Angelo Zanella

Vanitas VanitatumVanitas Vanitatum

A cura di Simone Facchinetti e Giuliano Zanchi

Vanitas vanitatum (Vanità delle vanità) è il celebre incipit del testo biblico di Qoelet.
Da qui prende le mosse una riflessione espressa in termini figurativi da Gianriccardo Piccoli. La mostra si dispiega nell’aula a pianta centrale della chiesa di San Lupo, un edificio costruito nella prima metà del Settecento e riaperto in questa occasione dopo un lungo restauro. Apre l’esposizione un dipinto di grandi dimensioni che si incontra all’ingresso del lungo corridoio, una riflessione sul tema della morte conosciuto tramite un dramma personale: non si può formulare un’ipotesi visiva della vanità delle vanità senza partire da una concreta esperienza della morte.
Il grande vano della chiesa è stato interamente rivestito da una parete perimetrale ricoperta di cenere, dove l’artista è intervenuto con segni, scritte e disegni.
Al centro del racconto, svolto in 18 episodi illustrati su supporti di carta giapponese (allo stesso tempo trasparente e fragilissima), una monumentale tela fa esibizione di sé, riassumendo alcuni dei significati più densi contenuti in Qoelet.

Ombra di un cantautore

Serate di musica e danza con i gruppi Vitaphone e LeMolecole

Ombra di un cantautore

Anche la canzone d’autore vede intrecciare alle trame dei propri versi il tema della Morte, ripercorrendo sentieri che hanno portato interpreti e autori della nostra canzone d’autore a trattare l’argomento in modi e forme diverse: ci si ritrova in un viaggio emozionante e intenso. Così, su questo sentiero, si incontrano molti personaggi ed emozioni … la nera signora sulla strada di Samarcanda dalla quale si prova a fuggire senza scampo e poi ci si rassegna a dover essere quello a cui tocca… in doppiopetto blu … e poter sperare che lui ci metta in un posto con la donna e con degli amici. E come non trovare, su questo cammino, un pensiero per chi se n’è andato … chiedendoci chissà dove sei … o realizzando che nessuno mai è pronto quando c’è da andare via … nemmeno chi, come Jones il suonatore, viene sorpreso dalla Morte a novanta anni quando con la vita avrebbe ancora giocato. E, addirittura, la capacità del racconto dei cantautori ci porta a immaginare le parole di chi non è, il quale potrebbe dire … chi è partito all’improvviso ed è nel tramonto della sera … o chi ricorda gli orrori della guerra e dei cento che con lui son morti. Ma c’è anche chi con ironia scrive un testamento ricordandoci che quando si muore si muore soli ... o ancora chi per amore riesce perfino a morir contento. Ma in fondo, la Morte è proprio così e anche se la dipingiamo con corona e falce non disdegniamo di chiederle un ballo … perché ci spaventa e ci affascina, ci fa ricordare e pensare al futuro, a quello in cui crediamo e a coloro i quali non ci sono più ma non vorremmo mai dimenticare … la nostra musica e le parole di questi grandi autori saranno dedicate a Lei e a loro…. Sarà ospite d’onore al ballo che per lei suoniamo … e cerchiamo di farli brillare in una voce sincera e in una musica che si perda nel vento.