La figura della Morte nelle arti
Quarta edizione di “Danze macabre”, dopo due sperimentali e una terza, l’anno passato, il cui successo ci ha confortati circa l’opportunità del progetto. Resta così, anche in questa quarta tappa, il formato originario: un programma di mostre, rassegne e incontri, in cui arti visive e sceniche, popolari e colte, si raccolgono intorno al tema della morte.
L’integrazione tra approcci e discipline diverse rimane il metodo; l’occasione è la festa di Ognissanti e il periodo di novembre, la fase dell’anno dedicata al culto e alla pietà dei defunti; lo scopo è riflettere in modo diverso dal solito sul limite che dà senso alla vita, e il mistero che ne costituisce il fondo. Per tutti: laici e credenti, praticanti e non.
Quest’anno l’asse di “Danze macabre” poggia su una polarità all’interno delle arti visive. Il fumetto - l’arte che più ha contribuito, come e per certi versi anche più del cinema, a formare la cultura e l’immaginario popolare del XX secolo – da una parte. La ricerca contemporanea di Giovanni Frangi – giovane e già affermato artista, che per “Danze macabre” ha appositamente realizzato MT2425 - dall’altra parte. Cultura bassa e alta, pop e highbrow: l’ambizione è che tra questi estremi scocchi l’ennesima scintilla, tra la Sala d’Onore e la Sala degli Specchi del Museo Bernareggi, ove si svolge Il tratto della Morte: profili del macabro nella storia del fumetto, e l’Oratorio di San Lupo, in cui Frangi ha allestito MT2425. Nello stesso suggestivo spazio l’anno scorso aveva trovato sede il lavoro di Gianriccardo Piccoli, Vanitas Vanitatum, che quest’anno viene ospitato nei locali ipogei della chiesa parrocchiale di Cenate Sotto. Intorno a queste mostre, tornano gli spettacoli di teatro di figura: a ricordare che, se la società dei consumi e dei media ha rimosso la morte, il teatro popolare non ha mai perso di vista l’integrità dell’esistenza umana.
Perché è questo il punto da cui nasce “Danze macabre”. La società del benessere tende a rimuovere la fragilità umana. Ma - con l’evolvere anche demografico dei suoi assetti - il quadro muta: i temi della morte e della malattia riaffiorano nelle comunicazioni sociali, nelle feste popolari come Halloween (che attinge a credenze e ritualità antiche, benché oggi si declini in termini consumistici), nella cultura pop come in quella alta. Proviamo a interrogarci su cosa questo significhi.
Gabriele Allevi, Bruno Ghislandi, Maurizio Gervasoni, Pier Giorgio Nosari.
MT2425

Giovanni Frangi
L’Oratorio di San Lupo a Bergamo si ripropone come spazio di ospitalità per allestimenti di arte contemporanea. Come nel 2007 il Museo Bernareggi invita un artista contemporaneo a cimentarsi con le sue inconsuete suggestioni. Dal 22 Novembre 2008 è la volta del pittore milanese Giovanni Frangi che accetta di lavorare sulle evocazioni di un testo evangelico. Si tratta di una sorta di discorso escatologico contenuto nel Vangelo di Matteo, parallelo a quello che si trova nel Vangelo di Marco, nel quale vengono toccati i temi che intrecciano il corso della storia e il senso del tempo, le inquietudini del disincanto terreno e la promessa di un compimento possibile. Su questioni così sfuggenti Giovanni Frangi non compie naturalmente una operazione illustrativa. Non ha nemmeno la pretesa di addentrarsi in esse con atteggiamento interpretativo. L’allestimento che propone in San Lupo si limita a generare risonanze possibili attingendo agli elementi formali della sua quotidiana ricerca che gravita attorno alle suggestioni della natura. Il risultato è una istallazione pittorica di grande impatto nella quale un pavimento completamente ricoperto di tele lavorate matericamente, trasformato in una sorta di paesaggio lunare, dialoga con un grande cielo sospeso, capace di offrire l’illusione di uno scoperchia mento dell’edificio. La dialettica dei due elementi determina un effetto indubbiamente spettacolare.
A cura di Simone Facchinetti e Giuliano Zanchi
Bergamo, ex Oratorio di San Lupo, via San Tomaso 7
22 novembre 2008 • 15 marzo 2009
orari martedì – domenica 9.30-12.30 15.30 – 18.30
Inaugurazione 21 novembre 2008, ore 18
presso il Museo Bernareggi
A seguire aperitivo
Il tratto della Morte
Profili del macabro nella storia del fumetto
Un viaggio nella storia del fumetto, alla ricerca degli archetipi e degli stereotipi della e sulla morte nell’immaginario pop. Il percorso include più di 80 riproduzioni di tavole, strisce e vignette, tratte da fumetti “storici” e contemporanei, seriali e d’autore, italiani e stranieri. Ad essi si aggiungono 8 omaggi a grandi personaggi dell’arte sequenziale, da parte di 7 affermati autori italiani under 40: perché il fumetto ha cambiato e plasmato la cultura popolare del ‘900; perché il fumetto è una buona antenna degli umori, dei gusti e della ansie del nostro tempo; perché certi personaggi hanno rappresentato il nostro modo di guardare la vita. Fino al suo limite.
Il tratto della morte si rivolge non solo al pubblico dei fumetti (l’Italia è il terzo mercato al mondo), ai quali propone un punto di vista inusuale, ma soprattutto al pubblico non specializzato, al quale intende mostrare quanto sia ricco e sfaccettato il mondo delle nuvole parlanti. Il fumetto è stata un’arte d’evasione, ma mai completamente. E – a dispetto di tutte le censure più o meno preventive – non ha mai avuto paura ad affrontare anche i temi più impegnativi. Con l’onestà di un’arte che dialoga con il suo pubblico senza mediazioni.
A cura di Pier Giorgio Nosari e Mario Taccolini
Bergamo, Museo Adriano Bernareggi
Via Pignolo, 76
8 novembre 2008 • 7 dicembre 2008
orari martedì – domenica 9.30 – 12.30 15.30 – 18.30
Inaugurazione 7 novembre 2008, ore 18
presso il Museo Bernareggi
A seguire aperitivo

Vanitas Vanitatum
Ginriccardo Piccoli
L’intervento di Gianriccardo Piccoli nell’Oratorio di San Lupo nel 2007 viene riproposto nell’ipogeo della parrocchiale di Cenate Sotto attraverso un nuovo allestimento. La novità principale è una grande ruota sulla quale vengono esposti i 18 episodi illustrati su carta giapponese che richiamano i temi cari al libro di Qoelet. La ruota sulla quale sventolano i fogli disegnati allude all’idea della giostra della vita che rappresenta uno dei temi più ricorrenti del libro biblico. Un filmato sull’allestimento di San Lupo, proiettato sulle pareti dell’ipogeo, arricchisce questa mostra di Cenate con un rimando all’allestimento precedente. Anche in questo nuovo allestimento i temi di un testo biblico trovano nuova risonanza nel lavoro di un’opera d’arte contemporanea. L’interesse di questa operazione sta anche nel portare sul territorio in forma originale un’esperienza nata in città.
Ipogeo Chiesa Parrocchiale di San Martino in Cenate Sotto
3 novembre 2008 • 3 gennaio 2009
orari venerdì - sabato - domenica ore 15-19
Inaugurazione 3 novembre 2008, ore 20,30
alla presenza dell’artista
Giovanni Locatelli legge Qoelet
Intervento musicale di Marino Remigi
Percorso su Qoelet
interviene don Giuliano Zanchi
lunedì 24 novembre; 1-15-22 dicembre, ore 21
dall’ingresso mostra in Oratorio Cenate Sotto
Figure in Nero
Pulcinella combatte ogni giorno contro la Morte. Fagiolino la incontra nel castello della paura. Pacì Paciana la sfida. Il teatro dei burattini tradizionale costruisce spesso le sue storie a partire dal limite della vita, dal confronto estremo con la Signora con la falce. Perché rappresentava l’esistenza in tempi meno confortevoli dei nostri e, sovente, a un pubblico popolare, che conduceva una vita dura. Perché la morte era uno spettacolo frequente e famigliare, in ogni caso più di adesso. Perché Pulcinella, Fagiolino e Pacì Paciana, che noi oggi crediamo essere personaggi per bambini e, quando va bene, per i nonni che li accompagnano, furono simboli di tutta una cultura. E i simboli combattono contro altri simboli, e sono immortali.
Ecco perché il teatro d’animazione - così radicato nella cultura popolare bergamasca, da esprimere una tradizione autoctona come quella legata a Gioppino – non poteva mancare in “Danze macabre”. Gli spettacoli proposti riprendono i temi della tradizione, in produzioni nate per bambini (il mercato oggi vuole così), ma adatti anche agli adulti. Ci saranno Pulcinella e Arlecchino, il nuovo Pirù che tanto assomiglia nel carattere a Fagiolino e Gioppino, castelli incantati e lei, la Nera Signora: che nel teatrino dei burattini, così magra sotto la sua cappa nera, fa quasi tenerezza.
Il fatto è che il teatro dei burattini e delle marionette ha mantenuto elementi antichi riconducibili al Medioevo. Tra i suoi personaggi sono rimasti diavoli, scheletri, fantasmi, draghi, streghe, la Morte e tutta una serie di figure fantastiche che rappresentano i sogni, le ansie e le aspirazioni dell’uomo. E riaffermano, grazie alla forza del comico, la vita e l’umanità. Questi elementi fantastici sono stati nel tempo ripresi e assunti da forme culturali più recenti, come i fumetti, il cinema dal vero e d’animazione, la fiction tv. Il pubblico potrà stabilire collegamenti e confronti, e al tempo stesso godersi lo “shock” visivo del contrasto tra il “basso” del teatro dei burattini e l’“alto”, per esempio, della mostra di Giovanni Frangi: uno scarto voluto. Perché si ride del diavolo rosso con corna e zoccoli, e ci si ritrova – come per gioco - a riflettere su noi stessi, il senso della nostra umanità e dell’esistenza.
Bruno Ghislandi e Remo Melloni.
Calendario degli spettacoli
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